Biografia

Famiglia e formazione

Antonio Ghislieri nacque a Bosco (oggi Bosco Marengo, in provincia di Alessandria; all'epoca villaggio appartenente alla diocesi di Tortona e al ducato di Milano) da Paolo e Dominina Augeri. A dispetto delle umili condizioni dell'infanzia e della prima giovinezza, apparteneva al ramo primogenito della nobile e potente famiglia bolognese dei Ghislieri, esiliata da Bologna nel contesto delle discordie civili per il predominio della città, essendo entrata in contrasto con la nascente signoria dei Bentivoglio. Suo bisnonno era infatti quel Lippo di Tomaso, ricco banchiere e notaio, che aveva appoggiato Baldassarre Canetoli nell'uccisione di Annibale I Bentivoglio nel 1445. Esiliato, Lippo si era portato a Bosco con il figlio Antonio, omonimo nonno del futuro pontefice.
Dopo i primi studi nel paese natale, Antonio entrò a quattordici anni nel convento domenicano di Voghera, assumendo il nome di Michele. Compì in seguito il noviziato presso il convento di Vigevano, ove emise i voti solenni nel 1519 e completò la sua formazione umanistica e teologica presso lo studium conventuale. Notato dai superiori per la straordinaria vivacità d'ingegno e per l'austerità di vita, fu mandato allo studium teologico dell'Università di Bologna, dove ricevette una solida preparazione di stampo rigidamente tomista. Nel 1528 fu ordinato sacerdote a Genova dal cardinale Innocenzo Cybo.

Biografia

Giovinezza

Nonostante il suo proposito di non volere cariche, fu comunque nominato dal papa nel 1827, a soli 35 anni di età, arcivescovo di Spoleto. Fu consacrato il 3 giugno dal cardinale Castiglioni, futuro papa Pio VIII nella chiesa romana di San Pietro in Vincoli. A Spoleto applicò l'esperienza del "Tata Giovanni" fondando anche in questa città un istituto analogo. Mostrò rigore per la disciplina religiosa e molta carità per i poveri, arrivando a impegnare i propri mobili per aiutare i più bisognosi. Durante l'insurrezione del 1831 fu nominato delegato straordinario di Spoleto e Rieti, e con un'abile mediazione salvò la città da un inutile spargimento di sangue. Convinse i generali pontifici a non aprire il fuoco e ai rivoltosi concesse, alla deposizione delle armi, soldi e passaporti. Tale atteggiamento di moderazione contribuì, al momento della sua elezione a papa, a far pensare ai patrioti italiani che fosse uomo di idee liberali e aperto alla causa nazionale.

In tale periodo salvò la vita a Napoleone III che stava per essere fatto prigioniero dagli austriaci proprio a Spoleto. Il 13 gennaio 1832 la città di Spoleto subì un grave terremoto. Essendo vescovo diresse subito gli aiuti, organizzando un piano specifico e andando di persona sui luoghi del disastro. Da allora si impegnò per la ricostruzione nel più breve tempo possibile, prima del sopraggiungere dell'inverno, ottenendo fondi dal papa Gregorio XVI.

Vescovo di Imola e cardinale

In considerazione dei successi in Umbria nel 1832, Papa Gregorio XVI lo inviò nella sanguigna e rivoltosa Romagna, nominandolo vescovo di Imola. Il futuro pontefice si dedicò a questo nuovo magistero con particolare impegno, tanto che la sua opera fu premiata alcuni anni più tardi, quando all'età di soli quarantotto anni fu creato cardinale - sempre da Gregorio XVI - nel concistoro del 14 dicembre 1840.

BREVE BIOGRAFIA DI INNOCENZO XII

Antonio Pignatelli nasce a Spinazzola in Puglia il 13 marzo 1615. La famiglia di Antonio era feudataria di Spinazzola e anche la mamma di Antonio, Porzia Carata, ebbe un ruolo importante per la famiglia, perché comprando un altro feudo, quello di Minervino, fece acquistare al padre Francesco il titolo di Principe. Nel 1629, a 14 anni, Antonio fu mandato a Roma a studiare presso il Collegio Romano della Compagnia di Gesù dove conseguì il dottorato. Si iscrisse all’Ordine di Malta e da lì iniziò la sua carriera di prelato che lo porterà ad essere creato cardinale nel 1681. Il Card. Pignatelli viene eletto papa il 12 luglio del 1691 dopo un lungo conclave e dopo il suo arrivo a Roma molto avventuroso, prendendo il nome di Innocenzo XII. Infatti Anzio deve la sua “fortuna” ad un fortunale, che arenò l’imbarcazione dove il presule viaggiava proprio davanti la costa anziate nei pressi dei resti dell’antico porto neroniano. Fu accolto dai pescatori che avevano lì la loro base per le battute di pesca e prima che partisse gli fu fatto promettere che se fosse divenuto papa, avrebbe fatto costruire un nuovo porto per riattivare i commerci, la pesca e dare lavoro agli abitanti della zona. Nel 1692 con la bolla “Romanum decet Pontificem” bandiva il nepotismo e si proibiva esplicitamente ai papi di arricchirsi e di arricchire i propri parenti  con i beni della Chiesa. Grandissima fu la preoccupazione di Innocenzo XII per i più bisognosi .